Fondamenti ontologici per una scienza dei servizi

Rivista di Estetica 49:227-246 (2012)
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Abstract

Nonostante la pervasività della nozione di servizio e le recenti proposte per una Scienza dei Servizi unificata, esistono ancora parecchie inconsistenze tra le varie definizioni di servizio in uso nelle diverse discipline (e spesso anche all'interno della stessa disciplina). In particolare, a dispetto del fatto che l'obiettivo generale di questa scienza dovrebbe essere di permettere a persone e calcolatori di interagire agevolmente con i servizi nella vita di tutti i giorni, molti approcci alla modellazione dei servizi in informatica (specialmente quelli centrati sui servizi web) sembrano focalizzarsi principalmente sugli aspetti connessi al flusso dati, per cui i servizi sono considerati come scatole nere che trasformano un ingresso in un’uscita, e che interoperano tra loro secondo modalità predefinite. Questo modello a scatola nera ha sicuramente i suoi vantaggi ma, stando a quanto dicono Petrie e Bussler, sembra funzionare bene sono all'interno di contesti omogenei, i cosiddetti parchi di servizi, dove l'interoperabilità è tecnicamente possibile solo perché i contenuti e le modalità di erogazione di ogni servizio sono predefiniti e condivisi da tutti i soggetti coinvolti.

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